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Come gestire i capricci senza punizioni

I bambini bravi non fanno così….

Cosa sono questi capricci??? Guarda che se fai così, la mamma la prossima volta ti lascia a casa..

Ti sarà capitato anche a te di usare parole di questo tipo con tuo figlio di fronte ad un capriccio o ad un comportamento che non approvi e che vorresti modificare.

Spesso i genitori mi dicono che se non usano le punizioni o i ricatti non ricevono ascolto dai loro figli e quindi pare che funzionano solo le maniere forti.

Permettimi di dirti il mio punto di vista che arriva sia dai miei studi e dai metodi parentali che seguo ma anche dalla mia esperienza personale in aula con i bambini e con i miei figli.

Il mio intento non è farti cambiare idea, piuttosto farti riflettere.

Punizioni: le conseguenze nascoste

Punire un bambino apparentemente funziona nel breve termine, ovvero ricevi obbedienza immediata e quindi ti pare di aver raggiunto l’obiettivo ma in realtà a medio lungo termine si rivelerà un vero e proprio fallimento e la relazione tra te e tuo figlio ne risentirà.

Una punizione genera molta rabbia nel bambino, rabbia verso il genitore (che per lui è la persona che più ama) che prima o poi esploderà e che a lungo andare, anzichè creare fiducia, crea distanza.

Per non parlare di cosa registra il bambino in seguito a circostanze punitive: senso di inadeguatezza, svilimento, bassa autostima e sensazione di avere qualcosa che non va.

Io credo che si può rimediare anche senza arrivare alle punizioni tuttavia dovrai cambiare prospettiva e stile educativo e se vuoi creare una relazione di fiducia con tuo figlio, è il minimo che puoi fare.

Gestire i capricci: 3 passi pratici

Come fare allora se tuo figlio ti pianta un capriccio e non vuoi arrivare allo scontro e alla punizione?

Vediamo insieme 3 passi per aiutarti a cambiare prospettiva e gestire i capricci in modo nuovo.

1.Capricci e bisogni

Dietro ad un capriccio c’è un bisogno di tuo figlio che non sa comunicare. Ti immagini tuo figlio che ti dice: “mamma ho bisogno della tua attenzione, ho bisogno di una coccola, ho bisogno che tu mi accetti anche quando faccio cose che non ti piacciono, ho bisogno di sentire che mi ami anche se non mi comporto come vorresti, mamma ho bisogno di sentirmi adeguato e non paragonato al mio amico”…

Te lo immagini ? Sarebbe pur più facile se lui te lo dicesse? Tuttavia non riesce a farlo (e bada bene non lo facciamo neppure noi grandi cosa che renderebbe le nostre relazioni più autentiche ) ma se tu parti dal presupposto che tuo figlio ha dei bisogni da soddisfare, ti sarà più facile guardare oltre e non soffermarti al capriccio.

E i bisogni di tuo figlio sono tanti: accettazione, amore, cura, attenzione, approvazione, essere visto, rassicurazione….

Perché non è così facile per noi genitori?

Perché anche se siamo adulti, abbiamo dei bisogni che non sono stati soddisfatti nell’ infanzia e quindi ci troviamo che non conosciamo i nostri bisogni, non siamo in grado di soddisfarli e figurati se siamo di aiuto ai nostri figli.

Ecco perché l’ analisi dei bisogni è una tappa fondamentale nei percorsi individuali con i quali seguo e accompagno i genitori a “diventare grandi“, questo perché non basta crescere all’ anagrafe ma è necessario anche crescere interiormente nella loro crescita personale.

2. Occhio all’autostima di tuo figlio

Usa bene le parole con tuo figlio in quei momenti, fagli notare che non ti piace il suo comportamento e che questo non significa che tu non lo ami. Evita commenti, ricami di ogni tipo, riferimenti ad altri episodi con lo stesso finale perché questi non fanno altro che accendere la miccia.

Abbassati, mettiti al suo livello, respira ampio e rilassato, togli ogni tipo di giudizio.

Chiedigli perché si comporta in un certo modo (evitando toni inquisitori mi raccomando) e digli pure che sei lì per aiutarlo e che tu sei molto felice di farlo, vedrai che si tranquillizzerà e si sentirà rassicurato e lo aiuterai a migliorare l’ autostima

Lettura consigliata: Come aumentare l’autostima dei bambini

3. Scopri cosa succede dentro di te

Un passo importante è quello di mettere mano ai tuoi pensieri e alle tue emozioni. Un capriccio inevitabilmente accenderà qualcosa in te e se non ci lavori ricadrai ogni volta nel vecchio schema e quando sei in uno schema sei in reazione e non agisci di tua iniziativa.

Quindi quando ti trovi a gestire un capriccio di tuo figlio fatti qualche domanda utile:

  • Il pianto di tuo figlio ti manda in tilt? Chiediti come mai…
  • Quando ti urla contro come ti senti? Che cosa pensi di lui e di te?
  • Che cosa ti frulla in testa in quel momento?
  • Quando non riesci a gestirlo cosa pensi di te?
  • Ti senti in grado di aiutarlo e gestirlo?

Individua i pensieri che creano la dinamica invisibile perché i pensieri generano le emozioni e infine le risposte.

Se vuoi rispondere in modo nuovo devi ristrutturare la dinamica e questo puoi farlo ascoltandoti e osservandoti. Ecco che ancora una volta il lavoro su di te ti viene incontro!

Non ti resta che mettere in pratica, ricorda che più tu sei a tuo agio durante il capriccio di tuo figlio e più il capriccio avrà durata breve perché tuo figlio percepisce la tua insicurezza, ansia, rabbia oppure la tua tranquillità e fiducia.

Quindi, se i capricci fossero richieste di aiuto momentanee da parte di tuo figlio, cosa faresti di nuovo e di diverso la prossima volta?

Cosa invece smetteresti di fare o dire?

Inizia da qui se vuoi imparare a relazionarti al meglio con tuo figlio.

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