genitori anaffettivi

Genitori anaffettivi: 3 passi verso l’affettuosità

Ricordo quando sono tornata a casa dall’ospedale e avevo mia figlia di pochi giorni in braccio. Un parto lungo e stancante. Ricordo che provavo emozioni contrastanti, ero fiera di me ma anche stanca, insicura, mi sentivo sola nonostante avessi tante persone accanto a me. Quello che più mi lasciava perplessa era che non riuscivo ad essere felice nonostante avessi tra le mani quella bambina che avevo tanto desiderato.

Sono cresciuta in una famiglia dove le emozioni sono state spesso trascurate e mi sono ritrovata da adulta a non sapere riconoscere bene il mio mondo interiore, a non sentirlo fino in fondo, figuriamoci a gestirlo.

Quello che non volevo era ripetere questa modalità, quello che non volevo era essere una mamma anaffettiva, incapace di esprimere, mostrare le proprie emozioni e risultare fredda e distaccata con mia figlia.

Mi sono dovuta rimboccare le maniche, ho dovuto puntare il laser dentro di me, fare pulizia e fare ordine e da quando sono più in contatto con me, guidare i miei figli nella loro crescita ha tutto un altro sapore.

Genitori anaffettivi: chi sono

Ma chi sono i genitori anaffettivi? Sono quei genitori (io ero una di quelli) che hanno la tendenza a non riuscire a sentire le emozioni e ad esprimerle, emozioni che quindi restano represse e non espresse. L’ anaffettività porta così a diventare persone aride, distaccate da se stessi (dal proprio corpo, pensieri, sensazioni ed emozioni ) e questo ha notevoli ripercussioni sulla crescita dei bambini che di emozioni vivono.

Hai presente quanto fai l’ anestesia? Ecco, secondo me l’anaffettività ha lo stesso effetto, è un anestetizzante dei tuoi stati interiori.

Hai presente quando dici: ” che emozione!!! “…..e io aggiungerei…” Sì ma….quale emozione specificatamente? “.

Chi ha avuto a che fare con l’ anaffettività può non riuscire a riconoscere ciò che prova e il più delle volte evita di sentirlo e lo mette sotto il tappeto, così facendo nega parti di sè, una modalità che porta ad avere inevitabilmente una bassa autostima e crea il terreno per il disagio interiore.

Il genitore anaffettivo è spesso cresciuto in un ambiente dove le emozioni sono state trascurate, non c’è stato un addestramento alle emozioni per cui il rischio è continuare a replicare questa modalità anche con i propri figli.

Anaffettività: l’antidoto

L’antidoto all’ anaffettività è un buon lavoro su di sé abbinato allo sviluppo della propria intelligenza emozionale, una strada preferenziale se sei padre o madre perché, educare un figlio senza consapevolezza, oltre ad essere una fatica enorme, genera conflitti, lotte di potere e fa crescere figli non solo poco equilibrati ma anche infelici.

Io stessa mi sono resa conto di avere la tendenza ad essere una madre anaffettiva perché non sapevo riconoscere ciò che provavo, altalenavo momenti di rabbia repressa ad altri in cui scoppiavo perché non sapevo gestirla, non riuscivo ad essere felice nonostante avessi un buon lavoro, una famiglia e una figlia come avevo desiderato ed ero spesso arida nei miei sentimenti.

Ricordo che la mia amica Jessica spesso mi diceva: ” Ti voglio bene Romy ” e io il più delle volte non sapevo cosa rispondere e anche se le volevo bene davvero non riuscivo a dirglielo e neppure scriverlo in un messaggio al telefonino.

Quando sono diventata mamma è diventato per me urgente mettere mano alle mie emozioni perché con mia figlia avevo difficoltà a livello relazionale, non riuscivo ad aiutarla a gestire la rabbia, non avevo idea di come gestire i capricci e soddisfare i suoi bisogni.

Volevo essere una mamma affettuosa, amorevole e sensibile così ho iniziato il mio viaggio alla scoperta di me.

Genitori anaffettivi: cosa fare nella pratica

Come ti ho detto l’intelligenza emotiva è buon alleato per sciogliere l’anaffettività. Dovrai lavorare su di te ed è bene farti aiutare in questo delicato e prezioso processo. Un life coach in tutto questo può sostenerti e facilitarti se non ci sono patologie alla base. Se ci fossero, ti consiglio di scegliere un approccio terapeutico.

Ricordo che quando ho iniziato il mio percorso, la professionista che mi ha aiutata mi ha detto: ” Se tu fossi una cipolla, dobbiamo lavorare su uno strato alla volta e iniziare a togliere per arrivare al nocciolo “.

Ecco, io sono ancora in viaggio e credo che non mi basterà tutta la vita per arrivare al nocciolo tuttavia oggi la mia intelligenza emozionale sta dando i suoi frutti e non ti nascondo che, i miei figli in questo mi hanno aiutato tanto.

Ma ora veniamo a te. Ti propongo 3 passi che possono aiutarti a riconnetterti con le tue emozioni e smettere di essere un genitore anaffettivo.

1) Autoconoscenza

Conoscere te stessa/o è la base, non puoi cambiare o migliorare qualcosa di cui non sei consapevole.

La conoscenza di te non riguarda solo i tuoi gusti, ciò che ami fare o le tue passioni ma mi riferisco a qualcosa di più profondo ovvero il tuo mondo interiore fatto di immagini, pensieri e sensazioni. Tutto ciò fa parte della tua struttura interna, ciò che accade dentro di te (a tua insaputa) e che se continui ad ignorare farà le cose come le ha sempre fatte.

La struttura interna è uno strumento di base che insegno nei percorsi individuali, strumento totalmente sotto il tuo controllo e indispensabile che tu conosca e sperimenti se vuoi davvero crescere come persona.

Quello che puoi fare è iniziare a tenere un diario dove annoti i tuoi pensieri, questo ti aiuterà a liberare la mente e a portare a consapevolezza i tuoi pensieri e convinzioni.

Lettura consigliata: Cambiare idea per vivere meglio

2) Dai un nome alle emozioni

Come ho scritto poco fa, non basta dire “che emozione“, quello che serve è dare un nome a ciò che provi che è il primo passo per allenare la tua intelligenza emozionale. Può non essere semplice perché le emozioni possono essere più di una, tuttavia dare un nome a ciò che provi rilassa il tuo sistema nervoso e quindi serve tantissimo.

C’è un esercizio che puoi fare per allenarti a riconoscere le tue emozioni ed è il manifesto delle emozioni che puoi creare assieme a tuo figlio. Costruite insieme un cartellone con le 4 emozioni di base (gioia, tristezza, rabbia, paura), prendete 4 piatti di carta, in ognuno disegnate la faccina dell’emozione, appendete il cartellone in un luogo di facile accesso e più volte al giorno assieme a tuo figlio fermatevi per rispondere alla domanda : ” Come mi sento adesso ? “.

Potete riservare ad ogni componente della famiglia una molletta contrassegnata dal nome che appiccicherete al piatto che corrisponde alla vostra emozione del momento.

E’ un ottimo modo per facilitare grandi e piccoli a costruirsi il proprio alfabeto emozionale.

Lettura consigliata: Come educare tuo figlio alle emozioni

3) Accetta ciò che c’è

Può succedere che certe emozioni che provi non ti piacciano più di tanto o meglio, non ti piace il modo in cui hai imparato a gestirle. Pensa alla rabbia repressa oppure alla rabbia buttata addosso agli altri, pensa alla paura che ti blocca e ti impedisce di fare quel passo, pensa alla vergogna che non esprimi e che cova in silenzio dentro di te.

La bella notizia è che tutte le emozioni vanno bene, quello che conta è il modo in cui le gestisci e se per caso scopri che non ti soddisfa, non ti piace o ti crea dolore, ti dico che puoi sempre imparare a regolare ciò che provi ed esprimerlo al meglio.

Tuttavia il primo passo è accettare l’emozione che provi per quello che è, darti il permesso di provarla, sentirla e poi agirla in un modo che sia funzionale per te e per chi hai attorno. Questo è un processo che richiede coraggio, pazienza e una buona guida.

Lettura consigliata: Accettare se stessi: come si fa?

Genitori anaffettivi: cambiare un passo alla volta

Eccoci giunti alla fine di questo articolo. Genitori anaffettivi si diventa ma si può anche cambiare lavorando su di te e mettendoti in gioco giorno dopo giorno.

E’ davvero un peccato se l’anaffettività con cui sei cresciuta/o ti sta ancora condizionando e sta influenzando la relazione con tuo figlio. Il bello è che, se vuoi, puoi rompere questo schema ed essere per il tuo bambino una madre o un padre affettuoso e amorevole, devi solo darti il permesso di entrare in contatto dentro di te e darti ciò che a te è spesso mancato.

Inizia da qui se vuoi fare il primo passo.

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2 Commenti

  1. Carissima Romina,
    Grazie per questo articolo, perchè spiega una situazione “negativa”, ma offre anche alcune soluzioni.
    Circa un’ora fa ho avuto un flash: Mi sono chiesta ” Ma se fossi anaffettiva io?”
    Per anni e anni ho sofferto e giudicato mia madre per essere sempre stata anaffettiva e questo unito al fatto che sono cresciuta senza padre, per via della loro separazione, mi ha lasciato grandi vuoti.
    Ho pensato alla legge dello specchio: se io giudico lei come anaffettiva, forse lo sono anch’io…
    Mi sono ritrovata molto nelle tue parole specialmente perchè ho poca consapevolezza di me nel corpo fisico, vivo moltissimo tra le nuvole e ho una bambina di 3 anni che adoro.
    Non voglio che mia figlia abbia una vita emotiva simile alla mia…Non voglio che le mie realzioni siamo complicate solo per la mia mancanza di intelligenza emotiva.
    In effetti nella relazione di coppia faccio una grande fatica ad esprimere emozioni e affetto sia con parole che con gesti. Ovviamente anche in tutte le altre relazioni.
    Adoro il gioco delle emozioni sui piatti 🙂 Lo farò di certo.
    Inizio subto a lavorare su di me
    Grazie
    Greta

    1. Ciao Greta! Che bello il tuo messaggio…L’umiltà è una grande dote, ripartire da noi stesse è la chiave come lo è dare a noi stesse ciò che, per tanti motivi, non abbiamo ricevuto. Il tuo cambiamento è già innescato…
      Un caro saluto
      Romina

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