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Secondo parto: ecco come ho superato la mia paura

Stai per affrontare il secondo parto e la paura e l’ansia iniziano a farsi sentire? Ti capisco sai, partorire è sì un evento bellissimo ma allo stesso tempo spaventa perché può essere doloroso, imprevedibile e forse puoi sentirti non abbastanza preparata.

Il mio primo parto è stato lungo (17 ore di travaglio terminato con parto indotto) non sto a raccontartelo, non è stata una passeggiata e quando ho scoperto di essere in attesa del mio secondo figlio, mi sono detta che del secondo parto avrei voluto un bellissimo ricordo. Ed ora sono qui a raccontartelo con la speranza che tu possa trovare qualche spunto utile.

Un secondo parto differente

Ho partorito in Ospedale a San Marino dove io vivo, anche se in cuor mio sentivo l’esigenza di fare qualcosa che rendesse la mia esperienza oltre che sicura, consapevole e felice.

Devo dire con grande stupore che in Ospedale nel reparto di Ginecologia e Ostetricia ho trovato una grande disponibilità e apertura da parte di tutto il personale.

La mia intenzione più alta era quella di rendere il mio secondo parto consapevole, volevo viverlo, starci e essere vigile ma per farlo avevo bisogno di attivarmi e passare all’azione, altrimenti la paura del parto sarebbe stata con me per tutto il tempo.

Il secondo parto e la paura del primo 

Pensandoci, quando ho partorito per la prima volta avevo paura perché non sapevo cosa mi aspettava, mentre all’avvicinarsi del mio secondo parto avevo paura lo stesso perché la mia prima esperienza non era stata facile.

Pensare alla sofferenza del primo parto, alla difficoltà, alla fatica che ho fatto a dilatarmi, alle lacrime che ho versato per paura di non farcela e di non riuscire a sopportare quel dolore, creava nel mio corpo tensione e irrigidimento.

Ho partorito la mia prima figlia 9 anni fa e tutte le volte che mi sono trovata a raccontare il mio parto, l’ho sempre descritto come un evento doloroso, faticoso e da dimenticare nonostante non ci siano state complicazioni di nessun genere. Poi durante la mia seconda gravidanza è scattato qualcosa in me quando Francesca, l’ostetrica con la quale ho frequentato lo yoga in gravidanza, nel momento in cui le raccontavo il mio primo parto mi ha detto:

Romina, la durata di un parto non ne determina la qualità“.

Sentire questa affermazione, così diretta e concisa, ha dato una nuova direzione alla mia mente. E da quel momento ho compreso che se volevo potevo saperne di più su questo benedetto parto e che il dolore non era tutto. C’era qualcosa che non consideravo.

Paura del parto: ascoltarla e non evitarla

La paura di partorire è una paura come tante e sapevo che più cercavo di nasconderla e più questa avrebbe condizionato la mia esperienza.

Un po’ come voler tenere una palla sotto l’acqua…si fa fatica e quando uscirà lo farà con ancora più forza!

Quando ho iniziato ad avere le contrazioni, mi sono recata in ospedale, erano le 21,30, stesso orario al quale sono entrata in ospedale al primo parto e l’ostetrica Alice che mi ha accolto era la stessa della prima volta. Faccio il tracciato, la visita e Alice, come la volta precedente mi dice che sono ancora all’inizio e che ci vorrà tempo.

Oddio… Non ci potevo credere… Si stava ripresentando di nuovo il mio vecchio ricordo. Com’ era possibile??

Non poteva essere uguale, questa volta potevo vivere la nascita di mio figlio con consapevolezza e ciò che mi è servito è stato rimanere mentalmente vigile e presente.

Era solo quel ricordo che bussava nella mia mente, vecchi pensieri che si stavano di nuovo manifestando nella mia esperienza.

Beccati!

Lettura consigliata: Paura del giudizio degli altri: come riconoscerla e affrontarla

Primo passo: accettare di avere paura 

Accettare che avevo paura di partorire di nuovo, è stato il primo passo per toglierle potere. Accettare se stessi e le proprie debolezze è fondamentale per dare il via a qualsiasi cambiamento.

Dietro alla paura del parto infatti si nascondeva la paura del dolore, un dolore forte, intenso che finché non lo provi non puoi capire.

Eppure nonostante quel dolore lancinante succede qualcosa di miracoloso quando partorisci, perché se ti soffermi a pensare a come sia possibile che tuo figlio esca da quel buco e come tu possa sopravvivere a un dolore tale è  incredibile.

Il dolore c’è ed è inevitabile ma ha una fine.

Ti domandi se esiste Dio? Assisti ad un parto e non avrai più dubbi.”

Davide Simone Arena

Una volta che hai partorito quel dolore forte scompare, l’unica cosa che hai bisogno di fare è congratularti con te stessa per ciò che hai fatto, meravigliarti per la forza che hai avuto (in qualsiasi modo sia andato il tuo parto) e ringraziare Dio (chiamalo pure come vuoi tu) per la creatura che ti ha donato.

Secondo passo: saperne di più sul parto

“Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l’ignoranza che possiamo risolverli”

Isaac Asimov

Saper di più sul parto mi ha aiutato ad avere una visione più ampia di questo evento. Mi è stato di grande aiuto il libro La gioia del parto (consigliato da un’ostetrica) dove sono state raccolte tante testimonianze di donne che hanno vissuto il loro parto nella gioia.

Se è vero che storie di parto negative e dolorose condizionano, la stessa cosa succede con le storie di parto positive!

Nello stesso libro ho trovato tante informazioni su cosa succede durante il travaglio e il parto, punti di vista nuovi, in pratica ciò che mi serviva sapere per rendere il mio parto consapevole. Spesso partecipare ad un corso pre-parto non è sufficiente per avere un’idea ben chiara di ciò che succede durante questo importante evento.

A maggior ragione, all’ospedale a San Marino dove io ho partorito, viene lasciata molta autonomia e intimità durante il travaglio, per cui se non sai cosa ti sta succedendo e non hai strumenti per gestire quel momento diventa tutto più complicato.

Secondo parto: strumenti utili  

Oltre ai 2 passi che ti ho descritto, ho sperimentato 3 strumenti durante il mio secondo travaglio e parto che mi hanno aiutato a gestire la paura del parto e hanno fatto per me la differenza.

1. Allenare l’ascolto di sé e del proprio corpo

“Il corpo sa tutto, è la tua mente che devi convincere.”

Cit. di un mio carissimo amico

Se solo impari ad ascoltarlo puoi renderti conto del tuo stato mentale ed emotivo.

Ciò che ha contribuito a migliorare l’ascolto di me stessa e del mio corpo è stato sicuramente la pratica dello Yoga.

Durante la mia gravidanza ho scelto di frequentare il corso dello Yoga in Gravidanza presso il Centro Le Nove Lune a San Marino. Devo ammettere che ogni lezione mi ha permesso di entrare in contatto con me stessa, conoscere meglio il mio corpo e i cambiamenti che avvengono durante tutto l’arco della gravidanza. Lo stato di benessere e rilassamento alla fine di ogni lezione è stato impagabile.

Il corso oltre ad essere un momento di condivisione con altre mamme, diventa un’ottima occasione per mantenere morbido e flessibile il corpo. Arrivare al travaglio/parto con un sistema mente-corpo rilassato e in equilibrio aiuta a lasciarsi andare anche in quei momenti dove sembra impossibile farlo.

2. Fiducia nel proprio corpo

Dopo aver allenato un buon ascolto di sé, avere fiducia nel proprio corpo significa credere che lui sa esattamente cosa fare!

“Le donne sanno partorire e i bambini sanno nascere”.

Michel Odent

Se ciò è vero significa che potremmo non preoccuparci e lasciare che faccia tutto lui. E invece spesso si è più concentrate su che cosa fare per intervenire, su ciò che potrebbe andare storto piuttosto che su ciò che potrebbe andare bene. Ecco perché è importante fare un check dei pensieri che albergano nella mente.

Il corpo riflette infatti ogni pensiero, credenza e convinzione.

Arrivare al parto con pensieri positivi e di supporto ha un impatto sullo stato del nostro corpo.

Lettura consigliata: 5 pensieri positivi che sostengono la tua autostima

3. Il respiro consapevole

“La sola e prima tecnica più efficace di rilassamento che conosco è la regolazione consapevole del respiro”

Andrew Weil (medico e autore)

Nella mia formazione come Breath® Coach, ho scoperto l’ importanza del respiro consapevole e come intervenendo volontariamente su di esso possiamo modificare il nostro stato mentale, emotivo e fisico.

Ognuno ha il proprio schema respiratorio, di solito respiriamo in modo inconscio senza pensarci. Eppure su di esso possiamo intervenire, allungando il respiro, accorciandolo, accelerandolo o rallentandolo. Se ci fai caso quando hai paura il respiro è diverso rispetto a quando sei tranquilla o rilassata.

Ecco perché intervenire volontariamente sul respiro aiuta sia a gestire la paura di partorire e sia a stare nel dolore delle contrazioni e delle doglie, perché il dolore non va evitato, le contrazioni e doglie infatti servono eccome.

Quello che a me ha aiutato è stato inspirare con il naso quando sentivo che la contrazione era in arrivo ed espirare dalla bocca (contando mentalmente fino a 5/6) nel momento in cui mi trovavo nel dolore pieno della contrazione. In genere quando si prova dolore ciò che viene spontaneo fare è stringere i denti, trattenersi irrigidendosi, ciò non aiuta durante il travaglio anzi rende difficile e molto lunga la dilatazione.

L’idea è avere il focus sul respiro per distogliere la mente dal dolore e lasciarsi andare il più possibile.

Durante il travaglio è ora di mollare. Il bambino vuole nascere ed è ora di lasciarlo andare!

Neonato

Lettura consigliata: Avere un figlio oggi: 5 cose che devi sapere 

Secondo parto: la consapevolezza in valigia

Il mio bimbo è nato 3 ore dopo il mio arrivo in ospedale. Durante il parto ho sempre cercato di avere pensieri potenzianti, convinta che sarebbe andato tutto bene.

Sicuramente al mio secondo parto avevo una nuova consapevolezza di me, una conoscenza maggiore dell’evento e tanti strumenti da poter utilizzare grazie al fatto che da quasi 8 anni seguo un percorso di crescita personale.

Il mio corpo sapeva cosa fare, la mia mente mi sosteneva e mio figlio sapeva come nascere.

Tutti insieme ci siamo aiutati e attorno a me oltre al sostegno di mio marito è stato molto utile l’ostetrica Alice con i suoi consigli chiari e diretti sul continuare a respirare, su quando spingere e in che modo farlo al meglio sia per me che per mio figlio.

Non esiste “non ci riesco”, ma solo “Si ok posso farcela!”

Non si partorisce ogni giorno e rendere questa esperienza il meglio che può essere, arricchisce, fortifica e aiuta ad avere fiducia in se stesse.

Ringrazio la mia paura del parto: se non l’avessi avuta e non l’avessi ascoltata non mi sarei attivata così tanto.

In bocca al lupo per il tuo parto e ricordati di mettere in valigia non solo l’occorrente per te e la tua creatura ma anche consapevolezza e fiducia in te stessa.

Ora se vuoi davvero prepararti a diventare mamma e fare un ottimo lavoro con tuo figlio, leggi il primo capitolo del mio libro.

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6 Commenti

  1. Ciao Romina, questo articolo è’ meraviglioso… mi commuove davvero tanto.
    anche io la penso come te, ho partorito una bimba 1anno e mezzo fa ed è’ stata la cosa più bella della mia vita, ti seguo sempre perché sei davvero una splendida persona, tutto quello che dici è vero… spero che magari in futuro ci sia il tempo per chiederti consigli su come crescere al meglio la mia bimba di un anno e mezzo (avrei sicuro tantissime cose da imparare da te). Ci siamo viste solo una volta a una conferenza (abitiamo molto molto vicine) e spero vivamente di rincontrarti presto.
    Un abbraccio
    Cristina

    1. Grazie Cristina per le tue parole!
      Mi fa piacere che anche il tuo parto sia stata un’esperienza positiva!
      Sono certa che avremo modo di incontrarci presto.
      Un abbraccio
      Romina

  2. Il mio primo parto non è stato dei migliori, ho fatto un travaglio lunghissimo e a dilatazione completa mi hanno detto che dovevo fare il cesareo perchè il bimbo non si era incanalato correttamente e tentare il naturale sarebbe stato rischioso, per di più tra le ostetriche presenti ce ne era una saccente e arrogante che sembrava quasi darmi la colpa del lungo travaglio solo perchè avevo chiesto l’epidurale. Adesso si avvicina il secondo parto, ovviamente non andrò più nell’ospedale dove è nato il mio primo figlio, ma ciò nonostante sono spaventata e ogni volta che ci penso mi viene l’ansia. Una mia amica mi ha consigliato i fiori di bach guna per provare a controllare questo stato di paura, ma non so se basterà. Spero solo di trovare persone più comprensive e che rispettino le mie scelte. Scusa lo sfogo, grazie

    1. Ciao Chiara!

      Non sai quanto ti capisco. Nella mia esperienza del secondo parto l’ostetrica che ho incontrato è stata la stessa del primo parto, che 6 anni fa secondo me, aveva avuto un atteggiamento troppo diretto e poco empatico. Nel secondo parto ho di nuovo incontrato lei e l’ho trovata più gentile e disponibile… eppure era sempre lei.

      Nel secondo parto avvenuto 5 anni dopo (tenendo conto che io ho iniziato un percorso di consapevolezza di me e miglioramento personale nel 2011) ciò che ho cambiato è stato il mio atteggiamento, che era l’unica cosa sulla quale io avevo potere. Non potevo sapere chi mi avrebbe assistito, quanto sarebbe durato, se ci sarebbero state complicazioni o altro.

      Ho vissuto il mio secondo parto in profondo ascolto di me e del mio corpo, con tanta conoscenza in più, nuovi strumenti e bada bene, anche io avevo paura come te (mica è una passeggiata!!!). Quello che ho fatto è accoglierla, ascoltarla perché la paura porta con se un messaggio importante. Da che cosa ti vuole proteggere la tua paura? Ascoltala, accettala e insieme trovate un accordo, altrimenti ti bloccherà e ti troverai a ripetere esperienze simili.

      Non chiederti che cosa potrebbe andare male piuttosto chiediti : che cosa potrebbe andare bene? Rispondi a questa domanda, scrivi le risposte su un foglio…e focalizzati su queste..

      Nel mio secondo parto mi sono affidata meno agli altri e fidata di più di me, del mio corpo e di mio figlio. Sapevo che se avevo bisogno mi avrebbero aiutata e avrei trovate persone pronte a farlo.

      Cambia prospettiva Chiara e mi raccomando poi fammi sapere com’è andata. Ci tengo.

      In bocca al lupo

      Romina

  3. il mio parto 4 anni fa è stato traumatico non tanto per il parto in se ma il dopo! subito dopo il parto sono arrivata in stanza con dolori atroci tipo che ancora il bambino fosse li dentro le ostetriche pensavano che siccome era il primo parto facevo la bimba viziata! la mia Ginecologa non essendo il suo turno subito dopo il parto se ne va! finalmente le ostetriche di turno decidono di visitarmi ma siccome per il troppo dolore non gli facevo mettere le mani decidono di chiamare l’anestesista e farmi una epidurale! la ginecologa e l’ostetrica di turno dicono che si erano scuciti i punti e quindi cuciono di nuovo! nel frattempo chiama la mia ginecologa per sapere che problema avessi e loro rispondono “facciamo tutto noi”!
    ritornata in stanza i dolori erano sempre gli stessi, la mia ginecologa non convinta della risposta data poco prima da chi era di turno, ritorna e mi visita. Si mette le mani tra i capelli perchè in fondo c’era un grosso ematoma e quindi di nuovo epidurale e in sala parto! conclusione un mese e mezzo per mettermi in piedi e dopo due anni anche inizio di ansia e attacchi di panico ( legati al trauma che ho vissuto)!
    adesso ho lasciato le pillole ansiolitiche e spero tanto in una seconda cicogna sperando che non sara’ come il primo! in bocca al lupo a me

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