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Donne e lavoro: come orientarsi verso nuove occupazioni

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Troppo spesso ascolto storie di donne che fanno un lavoro che non amano, mamme che si sentono poco perché fanno 4 ore al giorno oppure preoccupate perché sono senza lavoro e credono di non sapere fare chissà cosa. La frase tipica è ” ho sempre fatto questo e non saprei fare altro ” frase che in un momento di incertezza lavorativa non aiuta ad approcciarci al meglio ad un modo di lavorare che sta cambiando.

Ho avuto l’ onore di incontrare Chiara Cavenago (Consulente di carriera) per chiederle come può fare una donna (che sia mamma o meno) a ripartire da sè, cercarsi e soprattutto orientarsi verso nuove occupazioni e sono certa che nella lettura troverai il tuo punto di partenza.

Chiara a te la parola…

Inutile far finta di niente: il 2020, assieme a questo 2021 che lo segue a ruota, ha portato cambiamenti notevoli nella vita di tutti, ma i dati mostrano che a pagare le conseguenze sul piano professionale sono state soprattutto le donne.

A dicembre 2020 il 99% di chi ha perso lavoro era donna. E ora magari stenta a riproporsi sul mercato perchè probabilmente ha dei figli da seguire nella didattica a distanza.

Oppure perchè non sa cosa e come cercare.

Ricordiamoci però che i periodi di grossi cambiamenti portano sempre opportunità: bisogna solo essere in grado di capire da che parte si trova il positivo.

Un’esperienza come la pandemia ci ha messo di fronte ad un ribaltamento delle nostre priorità, in termini materiali ma anche emotivi, relazionali, spirituali. Se ci fermiamo a riflettere davvero, possiamo scoprire che i nostri bisogni sono cambiati: quello che davamo per scontato non lo è più, mentre siamo riusciti a fare a meno di ciò che ci sembrava indispensabile.

Anche la maternità è un evento totalizzante, stravolgente, perfino quando pensavamo di aver desiderato, previsto e progettato tutto: l’imprevisto è dietro l’angolo e scopriamo, a sorpresa, che non tutto è pianificabile e controllabile.

Non mi soffermerei a valutare se le sorprese sono state più o meno piacevoli, farei invece una pausa, tipo fermo immagine, per prenderci il tempo di osservare il quadro d’insieme.

L’evento (pandemia, maternità, ma anche perdita del lavoro, lutto…) ci ha colte impreparate. Però abbiamo reagito. Abbiamo attraversato le diverse fasi del cambiamento e, chi prima, chi dopo, abbiamo lasciato il passato alle spalle orientando le nostre azioni verso il futuro.

Più o meno consapevolmente abbiamo messo in atto dei comportamenti, attivato delle competenze: ora è il momento di prendere coscienza di queste competenze, capire quali avevamo già nella nostra “cassetta degli attrezzi” e quali invece abbiamo sperimentato per la prima volta.

Lettura consigliata: Cambiare lavoro a 30 anni: 3 cose da sapere

mamme e lavoro

Noi donne siamo molto brave a sminuirci e trovarci difetti e prima ci rendiamo conto di questa subdola modalità, prima ci daremo il permesso di cambiare. Cosa può fare una donna, una mamma nella pratica per far emergere le competenze e smettere di darle per scontate?

Sicuramente un supporto esterno può fare la differenza. Se vuoi puoi affidarti ad un professionista (un consulente di carriera o di orientamento professionale, per esempio) o provare qualche esercizio di autoanalisi.

Per esempio puoi iniziare a riflettere sul tuo percorso professionale e mettere nero su bianco le attività di cui ti sei occupata.

Puoi quindi provare a recuperare dalla memoria i risultati che hai raggiunto: prova a pensare a quella volta in cui hai risolto un problema, o raggiunto un obiettivo. Non importa quanto grande (non siamo tutte Wonder Woman!), l’importante è che diventi lo spunto per riflettere sulle conoscenze e le competenze professionali e personali che hai messo in campo. 

Ricorda il contesto, qual era il problema da risolvere, cosa hai fatto tu in prima persona per raggiungere il risultato richiesto, quali feedback hai ricevuto. Poi scrivi tutto, comprese le capacità che daresti per scontate.

Visto? Stai iniziando a mappare le tue competenze.

Ora che hai riportato alla mente una serie di episodi di successo (la senti, l’autostima che cresce?) puoi iniziare a raggrupparle per aree tematiche: conoscenze linguistiche, di settore, di prodotto; competenze soft legate alla comunicazione, alla gestione di tempo e risorse. E così via.

[Ehi: lo sai che l’esperienza stessa della maternità fornisce una serie di competenze? ne ha parlato Riccarda Zezza assieme ad Andrea Vitullio nel libro MAAM La Maternità è un master.]

Lettura consigliata: Mamme e lavoro: 3 skills che tuo figlio può insegnarti

Sai Chiara, sono fermamente convinta che quando iniziamo a mettere le cose su carta, tutto acquista un altro valore.

A questo punto, se volessimo rispondere alla domanda “Che lavoro cerco? Come mi oriento? “, che cosa risponderesti?

Adesso cambiamo piano di analisi: per valutare adeguatamente i prossimi passi, oltre alle competenze dobbiamo coinvolgere anche le tue priorità, in termini di bisogni e di desideri.

Questo punto è fondamentale per capire cosa ti muove verso un lavoro piuttosto che un altro, cercando di trovare un equilibrio tra ciò che sogni e ciò che ti serve davvero in questo momento.

Potresti avere un grande ideale, ma un bisogno molto concreto di un’entrata costante. Potresti d’altra parte avere risorse economiche da parte e tempo da dedicare alla realizzazione di un progetto complesso. 

Questa fase va analizzata con accuratezza, per stabilire subito se la priorità è materiale (stipendio, orario di lavoro, vicinanza da casa) o interiore (realizzazione personale, perseguimento di un ideale).

Non è sempre facile, ci vuole ascolto profondo e coraggio nell’accettare la realtà oggettiva: è un equilibrio che va trovato tra i desideri (vorrei…) e le voci sabotanti (…ma non ce la farò mai!), e spesso ci vuole tempo e supporto anche esterno per una valutazione realistica.

Prova a vederti nel lungo periodo, ascolta la pancia e le sensazioni che ti trasmette quando ti vedi in un determinato ruolo, come dipendente di un’azienda o come realizzatrice di un tuo progetto professionale. Sei impaziente, emozionata, entusiasta? Sei a disagio, nervosa, in ansia?

Ragiona su cosa ti blocca e su cosa ti spinge. 

Scrivi tutto e ritornaci su più volte, ma datti un tempo entro cui prendere una decisione, per impostare i passi che ti portano alla realizzazione del tuo obiettivo.

Leggi storie di chi ha seguito il suo sogno, per capire se anche tu ce la puoi fare (per esempio: Appassionate di Filomena Pucci)

Ragiona in termini di breve e medio-lungo periodo: ho un’esigenza economica e devo trovare un lavoro da dipendente ma non voglio rinunciare al mio sogno nel cassetto? Mi concentro sul breve termine e risolvo il tema economico, ma nel frattempo faccio in modo che l’entusiasmo per il mio progetto mantenga alta l’energia e mi permetta di lavorarci sopra, con un orizzonte temporale ragionevole, pianificando e recuperando quello che mi manca (formazione? soldi? uno spazio?).

Trovare un lavoro dopo un grosso cambiamento, mettere a frutto nuove competenze, far coincidere il nostro fare con i nostri valori è possibile. Spesso non immediato, ma tutte le cose belle hanno bisogno di impegno: anche questo ce le fa sentire più nostre, non credi?

Ti ringrazio tanto Chiara per gli spunti che hai condiviso con me e grazie per essere stata ospite sul mio blog. E’ vero, le cose belle e importanti richiedono tempo, impegno, conoscenza di sè e coraggio ma la ricompensa è grande perché quando è tutto in linea con chi sei tutto acquista un valore immenso.

Ora non ti resta che passare alla pratica e se vuoi davvero conoscerti, iscriviti qui sotto e scarica la guida pratica gratuita.

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